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  • News inserita il 05.02.12

    DOMENICA 12 FEBBRAIO 2012, ORE 19,00:




    Senio Diaz, una chitarra in famiglia
    Il figlio d’arte del grandissimo Alirio, si esibirà questa sera a Sapri, ospite del cartellone dell’ Associazione Antonio Vivaldi

    Di Olga Chieffi
    Il vicepresidente dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, il chitarrista Vincenzo Zupi Castagno, si è voluto concedere per questa domenica di metà febbraio, un concerto dedicato al proprio strumento, la chitarra. La platea della sala concerti del sodalizio musicale, questa sera, alle ore 19, potrà godere della performance del figlio e, quindi allievo, di uno dei massimi chitarristi della musica contemporanea, Senio Diaz, erede di quel caleidoscopico veicolo d’immagini sonore e poetica girandola di colori che è lo strumento del padre Alirio. Si viaggerà nella serata saprese dal Cinquecento ai giorni nostri, seguendo il filo rosso di un tema che recita “Dal Valzer venezuelano alla canzone napoletana”, in varie tappe, rappresentative della letteratura della chitarra e di consimili strumenti a corde. Pagina d’apertura sarà un ballo di Simone Molinaro, in cui riconosceremo la compostezza e il rigore formale, frutto di una equilibrata ricerca espressiva unitamente alla vena melodica e all’animato gioco di modulazioni del virtuoso liutista genovese. Senio si congederà dal secolo XVII con una gagliarda di Vincenzo Galilei, in cui il dotto teorico della Camerata Fiorentina tende a privilegiare il senso armonico. C’è un passo autobiografico dettato da Paganini e riferibile al 1801, che passa generalmente inosservato. E’ là dove il violinista ricorda: “Restituitomi, poi, in patria, mi dedicai all’agricoltura e, per qualche anno, presi gusto a pizzicare la chitarra”. Conosciuto il mandolino, Paganini il quale non si fece mai ascoltare in pubblico, in veste di chitarrista, si dedicò allo studio di questo strumento, riuscendo a cavarne effetti straordinari e accordi difficili, magnificamente arpeggiati. Di Niccolò Paganini ascolteremo un Andantino variato, che fa parte di una produzione d’intrattenimento, certo, ma non d’occasione e scritta con un’attenzione per i particolari che rivela come Paganini tenesse la chitarra in alta considerazione. Alirio Diaz ha sempre dedicato molta attenzione e amore nei confronti della tradizione musicale partenopea e sono celebri le musicalissime trascrizioni chitarristiche di immortali canzoni napoletane. Senio proporrà “Tu can un chiagne” un successo del 1915, composto a quattro mani da Libero Bovio ed Ernesto De Curtis. L’anima della chitarra dei Diaz ha comunque sede nel pot-pourri di musiche di Granados e Albeniz e di altri autori latino –americani, anche anonimi, che sigilleranno lo storicamente esemplificativo recital di Senio. Di Enrique Granados il solista proporrà la quarta delle amate Danze Spagnole, una fine miniatura che offre le migliori prove del suo impegno, fascinosa per la profondità espressiva, l’eleganza del discorso e la delicatezza di sentimento. Le musiche pianistiche di Isaac Albeniz godono di enorme popolarità proprio grazie all’altra loro versione, quella chitarristica, vuoi perché una costante stilistica di tante di esse, laddove il suono pianistico imita deliberatamente quello della chitarra, ha spinto alla trascrizione, vuoi per il loro spagnolismo, spauracchio e insieme ausilio di questo strumento in ogni suo periodo di crisi. Senio proporrà dalla Suite Espanola Sevilla, dalla fresca e mediterranea invenzione.
    Nel 1980 Alirio Diaz ha pubblicato, per le ediciones de la Presidencia de la Repubblica (Caracas), un libro fondamentale per la conoscenza degli influssi della musica popolare sulla produzione colta: “Musica en la vida y lucha del pueblo venezolano”. Le argomentazioni lì prodotte possono essere estese all’analisi delle manifestazioni musicali dell’intera America Latina, in particolare se riferite a quel repertorio chitarristico che risponde alla parte irrinunciabilmente popolare dell’anima di questo strumento. Senio Diaz si porrà sulle tracce di famiglia per trasmetterci il colore e il calore di quelle terre attraverso autori quali Vicente Emilio Sojo con “Dormite mi nino”, “Quae no te quieta mas” o “El Galeron”,ancora con “Como llora una estrella” di Antonio Carrillo Flores, piccoli capolavori perfettamente equilibrati sia nella resa virtuosistica, sia nel ricordo dell’originaria grazia popolare, elementi splendidamente mediati dalla sensibilità dei rispettivi compositori. Ad Antonio Lauro, figlio di poverissimi immigrati di Pizzo Calabro, considerato il più insigne rappresentante del nazionalismo musicale venezuelano, la chitarra deve alcune delle più intense composizioni del secolo scorso, quali queste che chiuderanno la serata saprese “El marabino”, “Vals Venezolano n°3 e “El totumo de guarenas”, sempre caratterizzate da inedite e densamente espressive atmosfere.
    Olga Chieffi

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